Tatuaggi e Piercing

TATUAGGI

il tatuaggio è un’arte millenaria che ha conosciuto alti e bassi.
In passato si pensava avesse scopi terapeutici e alcune culture lo utilizzavano come segno distintivo o di riconoscimento.

Dopo numerose censure e restrizioni di ogni genere, ad oggi il tatuaggio è diventato davvero popolare e ognuno lo interpreta a modo suo.

Il più antico reperto storico riguardante quest’arte risale al 3100/3300 a.c ed è la mummia Otzi.
Da questa scoperta è stato possibile capire che i tatuaggi erano usati sia a scopo rituale che a scopo terapeutico.
Erano infatti eseguiti in corrispondenza di zone di metastasi o artrosi.

Col passare degli anni quest’arte pittorica non scomparve e si sviluppò particolarmente nelle civiltà degli antichi egizi e romani.

Durante il periodo dell’impero romano, i tatuaggi erano usati al fine di marchiare gli schiavi e i gladiatori.
In questo modo si riconosceva la loro appartenenza all’impero e al padrone.

Col passare degli anni, quest’usanza passò ai soldati, influenzati dai barbari .

tatuaggi Polinesiani

Nell’antichità non esisteva la scrittura in Polinesia e con i tatuaggi le persone riuscivano ad esprimere la propria identità e personalità. Inoltre indicavano lo status sociale e la genealogia dell’individuo e in molti casi lo fanno tutt’ora. Il tatuaggio è sempre stato un tratto distintivo di queste tribù e iniziò a svilupparsi circa duemila anni fa.

I tatuaggi, tanto diffusi nella società moderna, non rappresentano solo la smania di avere qualcosa che hanno tutti, ma una vera e propria esigenza di espressione del proprio ego.

Probabilmente trova le sue ragioni non solo nella smania di avere qualcosa che hanno tutti, ma al contrario avere qualcosa di così intimo ed irripetibile che, anziché uniformare alla massa, distingue l’individuo in modo suggestivo.

Il tatuaggio fa parte di una ricerca del proprio ego, della propria identità. Tale accezione non riguarda necessariamente il popolo giovanile, ma trova applicazione in uomini e donne di tutte le età.

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Oltre a questa interpretazione, nel tempo si è anche visto che la pratica serviva all’individuo per comunicare in modo implicito qualcosa, esprimere un disagio, descrivere un’emozione oppure raccontare un evento, tutto senza necessariamente dover ricorrere alla voce ed alle parole. Il corpo umano, quindi, diventa una lavagna dove annotare le cose più importanti, a volte in modo aggressivo a volte in modo delicato, per poterle poi comunicare alla società. Non è difficile capire, per esempio, che se vedete un uomo con un ciuccio rosa tatuato sul petto con tanto di data, si tratta della nascita della figlia e così via.

A volte, inoltre, la scelta di un tatuaggio viene fatta in fasi particolari della propria vita, periodi bui e difficili oppure dopo aver superato degli ostacoli di diversa natura, lavorativi, affettivi o come spesso capita problemi di salute, quasi come a voler imprimere quel ricordo sul nostro corpo per sempre nel caso in cui la nostra mente tentasse di rimuoverlo.

Dal momento che, come spiegato prima, l’esigenza di tatuarsi non è moderna ma abbastanza datata nei secoli, questo conferma che il tatuaggio può essere una spugna di spiritualità, una sorta di comunicazione con l’invisibile e con l’ignoto del proprio mondo interiore che affiora sulla pelle grazie all’ausilio dei pigmenti colorati iniettati dagli abili tatuatori.

Piercing